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  Titolo : Gustate e vedete.....
  Mese : Maggio
  Risorsa : DOC

 

 

Gustate e vedete come è buono il Signore.

                                              (CDV Diocesi di  Avellino)

 

La nostra invocazione

 

Signore, Padre santo e buono, concedimi:

un’intelligenza che ti conosca,

un cuore che ti senta,

uno spirito che ti gusti,

un ardore che ti cerchi,

una sapienza che ti trovi,

un’anima che ti comprenda,

occhi del cuore che ti vedano,

una vita che ti sia gradita,

una perseveranza che ti attenda,

una morte santa.

Donami la tua presenza,

la santa resurrezione,

una buona ricompensa:

la vita eterna. Amen.

 

 

Parola di Dio

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,48-58)

[48]Io sono il pane della vita. [49]I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; [50]questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. [51]Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». [52]Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». [53]Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. [54]Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. [55]Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. [56]Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. [57]Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. [58]Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

Salmo 33 (recitato a cori alterni)

 

 


Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.
L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

Venite, figli, ascoltatemi;
v'insegnerò il timore del Signore.
C'è qualcuno che desidera la vita
e brama lunghi giorni per gustare il bene?

Preserva la lingua dal male,
le labbra da parole bugiarde.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
cerca la pace e perseguila.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per cancellarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti.

Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.
Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato.

La malizia uccide l'empio
e chi odia il giusto sarà punito.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,
chi in lui si rifugia non sarà condannato.


 

Parola della Chiesa

 

Il mio ricordo ritorna al 22 ottobre 1978, quando Papa Giovanni Paolo II iniziò il suo ministero qui sulla Piazza di San Pietro. Ancora, e continuamente, mi risuonano nelle orecchie le sue parole di allora: “Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo!” Il Papa parlava ai forti, ai potenti del mondo, i quali avevano paura che Cristo potesse portar via qualcosa del loro potere, se lo avessero lasciato entrare e concesso la libertà alla fede. Sì, egli avrebbe certamente portato via loro qualcosa: il dominio della corruzione, dello stravolgimento del diritto, dell’arbitrio. Ma non avrebbe portato via nulla di ciò che appartiene alla libertà dell’uomo, alla sua dignità, all’edificazione di una società giusta. Il Papa parlava inoltre a tutti gli uomini, soprattutto ai giovani. Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? Ed ancora una volta il Papa voleva dire: no! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita.

                                    (Benedetto XVI, Omelia per l’inizio del ministero petrino, 24 aprile 2005)

 

 

Testimonianza

 

Riportiamo alcuni estratti dall’autobiografia di Ignazio di Loyola, che attingendo alla sua esperienza ci aiutano a capire cosa significhi sentire e gustare interiormente. Ignazio infatti aveva compreso che «non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente» (Esercizi spirituali, 2). Ferito durante una battaglia a Pamplona, costretto a letto, non potendo leggere storie cavalleresche, inizia a sfogliare gli unici testi che gli vengono offerti, una Vita Christi e la Leggenda Aurea. Inizia così un cammino di conversione. Comprende che l’esperienza spirituale  non è un fare, ma un essere alla presenza di Dio, fino a desiderare null’altro che ciò che a Lui piace, offrendo tutta la propria vita. Asco0ltiamolo.

 

 

[6] Percorrendo più volte quelle pagine restava preso da ciò che vi si narrava. Ma quando smetteva di leggere talora si soffermava a pensare alle cose che aveva letto, altre volte ritornava ai pensieri del mondo che prima gli erano abituali. Tra le molte vanità che gli si presentavano alla mente, un pensiero dominava il suo animo a tal punto che ne restava subito assorbito, indugiandovi come trasognato per due, tre o quattro ore: andava escogitando cosa potesse fare in servizio di una certa dama, di quali mezzi servirsi per raggiungere la città dove risiedeva; pensava le frasi cortesi, le parole che le avrebbe rivolto; sognava i fatti d'arme che avrebbe compiuto a suo servizio. In questi sogni restava così rapito che non badava all'impossibilità dell'impresa: perché quella dama non era una nobile qualunque; non era una contessa o una duchessa; il suo rango era ben più elevato di questi. [7] Ma nostro Signore lo assisteva e operava in lui. A questi pensieri ne succedevano altri, suggeriti dalle cose che leggeva. Così leggendo la vita di nostro Signore e dei santi si soffermava a pensare e a riflettere tra sé: "E se anch'io facessi quel che ha fatto san Francesco o san Domenico?". In questo modo passava in rassegna molte iniziative che trovava buone, e sempre proponeva a se stesso imprese difficili e grandi; e mentre se le proponeva gli sembrava di trovare dentro di sé le energie per poterle attuare con facilità. Tutto il suo ragionare era un ripetere a se stesso: san Domenico ha fatto questo, devo farlo anch'io; san Francesco ha fatto questo, devo farlo anch'io. Anche queste riflessioni lo tenevano occupato molto tempo.  Ma quando lo distraevano altre cose, riaffioravano i pensieri di mondo già ricordati, e pure in essi indugiava molto.  L'alternarsi di pensieri così diversi durò a lungo.  Si trattasse di quelle gesta mondane che sognava di compiere, o di queste altre a servizio di Dio che gli si presentavano all'immaginazione, si tratteneva sempre sul pensiero ricorrente fino a tanto che, per stanchezza, lo abbandonava e s'applicava ad altro. [8] C'era però una differenza: pensando alle cose del mondo provava molto piacere, ma quando, per stanchezza, le abbandonava si sentiva vuoto e deluso.  Invece, andare a Gerusalemme a piedi nudi, non cibarsi che di erbe, praticare tutte le austerità che aveva conosciute abituali ai santi, erano pensieri che non solo lo consolavano mentre vi si soffermava, ma anche dopo averli abbandonati lo lasciavano soddisfatto e pieno di gioia. Allora non vi prestava attenzione e non si fermava a valutare questa differenza.  Finché una volta gli si aprirono un poco gli occhi; meravigliato di quella diversità cominciò a riflettervi: dall'esperienza aveva dedotto che alcuni pensieri lo lasciavano triste, altri allegro; e a poco a poco imparò a conoscere la diversità degli spiriti che si agitavano in lui: uno del demonio, l'altro di Dio. Questa fu la prima riflessione che egli fece sulle cose di Dio.  In seguito, quando si applicò agli Esercizi, proprio di qui cominciò a prendere luce sull'argomento della diversità degli spiriti.

 (dall’Autobiografia di S. Ignazio di Loyola)

 

 

Preghiera dei fedeli

 

Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio per discernere i movimenti del nostro cuore e riconoscere la sua voce che viene a guidare la nostra vita verso la sua pienezza. Colmi di gratitudine diciamo:

 

R.: Fa’ che vediamo il tuo amore, Signore, e donaci la tua salvezza.

 

Donaci, Signore, il tuo Spirito di consolazione.

La tua presenza ci riveli la verità delle cose create

ciò che è illusione e ciò che resta in eterno. R.

 

Lo Spirito ci inizi all’arte della contemplazione.

Renda attenta la nostra mente alla tua parola,

ci faccia docili alla tua presenza silenziosa. R.

 

Vengano a noi i suoi doni spirituali.

Siano per noi viva comunione con te, o Padre,

vera acquisizione dei pensieri di Gesù il Signore. R.

 

Egli ci conduca al segreto delle cose.

Ci liberi dalla legge degli istinti e degli impulsi,

ci faccia rispondere a tutte le domande dell’amore. R.

 

Canti in noi il canto nuovo ed eterno,

il canto che nasce dai cuori semplici e puri,

il canto di colui che ha ritrovato la somiglianza con Dio. R.

 

 

Padre nostro

 

 

Orazione conclusiva

 

O Padre, che ci fai gustare la dolcezza della tua presenza e ispiri santi desideri,

donaci di lasciarci condurre dal tuo Santo Spirito.

Rendi docile il nostro cuore capace di discernimento, attento alla voce del Figlio tuo,

pronto a lasciare tutto ciò che tu non sei per abbracciare Te solo,

fonte della vita e dell’amore.

Per Cristo nostro Signore.

 

Amen.

 

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